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Enrico Ruggeri nasce a Milano il 5 giugno 1957. Nel 1973 ha formato il suo primo gruppo, i
Josafat; nel 1977 ha fo ndato i
Decibel, con i quali ha inciso un album intitolato
PUNK. Dal 1977 al 1980 i Decibel si esibiscono come
gruppo di supporto per Heartbreakers, XTC e Adam & the Ants; nel
1980 partecipano al Festival di
Sanremo, presentando "Contessa", inclusa nell’album VIVO DA RE e - si dice - dedicata a Renato Zero.
Nel 1981 Ruggeri lascia i Decibel in modo piuttosto turbolento, tra guerre di carte bollate, e incide il primo album solista, CHAMPAGNE MOLOTOV - nome della sua band, poi "sganciatasi" da lui.
E già con lui in questo periodo Luigi Schiavone, chitarrista (già nei Kaos Rock), amico e spesso coautore. Se il debutto da solista è un fiasco commerciale, nel
1983 la canzone e l’album POLVERE ottengono un discreto successo. Nel
1984 Ruggeri è a Sanremo, dove presenta
"Nuovo swing", raffinato matrimonio tra elettronica e tradizione; sempre al Festival ottiene il premio della critica nel
1986 per "Rien ne va
plus". L’anno dopo, in un inedito trio figlio della comune militanza nella "Nazionale cantanti", vince a Sanremo con Gianni Morandi e Umberto Tozzi, cantando
"Si può dare di più", scritta da Raf.
Lascia il segno tuttavia anche con una canzone scritta da lui con Luigi Schiavone e interpretata da Fiorella Mannoia,
"Quello che le donne non
dicono". Nel 1989 si propone anche come scrittore, pubblicando il libro di racconti
"La giostra"; in seguito darà alle stampe anche le sue poesie raccolte nel volume
"Per pudore".
Nel 1993 torna a Sanremo e vince da solo, con "Mistero", da molti giudicata una canzone al di sotto del suo abituale standard - e in effetti, il brano non è nemmeno troppo "sanremese".
Al Festival torna anche nel 1996 con "L’amore è un attimo". E' del
1997 DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO, il suo primo lavoro su etichetta PDU, che diventa doppio disco di platino; nel
1999 arriva invece L’ISOLA DEI
TESORI, in cui Ruggeri reinterpreta undici canzoni che aveva scritto per altri (ma il disco contiene anche tre inediti).
Nel 2000 esce L'UOMO CHE VOLA, primo album inciso per la Columbia/Sony Music; nel
2001, dopo una lunga tournée con i musicisti di sempre, è il turno di
LA VIE EN ROUGE - IN CONCERTO, doppio album che raccoglie il meglio delle sue interpretazioni dal vivo.
Enrico Ruggeri ha partecipato quest'anno al Festival di San Remo
con "Primavera a Sarajevo", canzone che propone una storia d'amore in una città che nell'anima riporta ancora le laceranti ferite di una guerra conclusa. Criticato da molti, il suo brano è stato giudicato troppo facile musicalmente per chi, come lui, nel 1993 vinse Sanremo con Mistero, la prima canzone rock a conquistare il top della kermesse. Ispirato alle fanfare balcaniche, con citazioni di Bregovic e della Kocani Orkestar, la canzone del Rouge riporta anche alla balalaika russa. E, per lui, diventa un modo per ottenere attenzione su una realtà sofferente come quella dei Balcani. Il brano, che uscirà anche nel formato singolo, verrà incluso nel repackage dell’album live di Ruggeri dal titolo La vie en rouge (prezzo 25,80 €), che nella nuova versione conterrà un inedito dal titolo I naviganti.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE
"Champagne Molotov" (S.I.F., 1981, ristampato dalla CGD)
"Polvere" (CGD, 1983)
"Presente" (CGD, 1984)
"Tutto scorre" (CGD, 1985)
"Difesa Francese" (CGD, 1986 - EP incluso, nella stampa su cd, in "Enrico VIII")
"Enrico VIII" (CGD, 1986)
"Vai Rrouge" (CGD, 1987 - dal vivo)
"La parola ai testimoni" (CGD, 1988)
"Contatti" (CGD, 1989)
"Il falco e il gabbiano" (CGD, 1990)
"Peter Pan", (CGD, 1991)
"La giostra della memoria" (CGD, 1993 - raccolta)
"Oggetti smarriti" (CGD, 1994)
"Fango e stelle" (CGD, 1996)
"Domani è un altro giorno" (PDU, 1997)
"L'isola dei tesori" (PDU, 1999)
"L'uomo che vola" (Sony, 2000)
“La vie en rouge” (Sony, 2001)
"Ritratto" di Paola Maraone
Poiché la regola è "per prima cosa la notizia" vi diciamo che Enrico Ruggeri ha inciso un doppio disco dal vivo che contiene il meglio del suo repertorio e due inediti, il tutto distribuito lungo l’arco di ventiquattro brani.
Però adesso va specificato che Enrico Ruggeri è un personaggio un po’ così. Un tipo da prendere o lasciare, amare o disprezzare, niente mezze misure. Uno che non è mica bello e che decisamente se ne frega delle mode. Uno che pur non essendo interprete straordinario (lui stesso sa di essere molto meglio come autore) ci prova e ci riprova a salire su quel palco: perché si diverte.
Perché gli piacciono le fan di tutte le età pronte a lanciargli fiori durante le esibizioni, a urlargli improbabili incitamenti (“Nudo!”, manco fosse Robbie Williams), a tentare ancora più improbabili abbordaggi alla fine dei concerti.
E poi perché gli piacciono i suoi musicisti, primo tra tutti il “vecchio” Gigi Schiavone, al suo fianco (con una chitarra in mano) da mezza vita, acclamato quanto lui grazie ai lunghi assoli che ogni tanto sparpaglia qua e là; non ultima la “nuova” compagna d’arte (e affetti) Andrea Mirò, polistrumentista, musicista eclettica e capace. In mezzo ci stanno tutti gli altri: Davide Brambilla, straordinario alla fisarmonica, poi Alberto Guareschi con il suo contrabbasso, Pino Di Pietro al pianoforte, Luigi Fiore alla batteria.
Ora, non è che noi siamo amici intimi di Ruggeri. Però per quello che ci ha raccontato lui (e soprattutto per come ce lo immaginiamo) questo signore amante delle belle donne e dei buoni sentimenti è anche un tipo onesto, uno che la musica l’ha sempre fatta perché ci credeva davvero. Uno che (ingenuamente? saggiamente?) va contro “quelle robe lì elettroniche”, al punto da specificare nel booklet del cd: “Il materiale artistico contenuto in questo album è stato interamente suonato dal vivo senza nessun tipo di sequenza né campionamenti”.
Se questo quadretto vi sembra simpatico, non possiamo che consigliarvi di comprare
“La vie en Rouge”:
Le ventiquattro canzoni sono ben suonate, un po’ à la française (sarà anche un vezzo, ma funziona); ogni tanto (non troppo spesso per fortuna) c’è anche qualche coretto del pubblico. Gli inediti sono “La vie en rouge”, una sorta di amarcord in cui Ruggeri assicura - e gli crediamo - di essere rimasto lo stesso di sempre, e “Quante vite avrei voluto”, ballata che fa ancora riferimento al passato e che serve al Rrouge a immaginare una serie di “cosa sarebbe successo se” (esercizio che noi personalmente non consigliamo a nessuno).
Proprio attraverso gli inediti intuiamo la posizione attuale di Ruggeri: un uomo che negli anni ha dato tanto alla musica, che in questo momento sta ripensandosi, e aspetta probabilmente di trovare una nuova direzione (e una nuova dimensione). Nel frattempo continua a suonare dal vivo: e (lo) fa benissimo. Tiene per ultime, sia nel doppio cd che in concerto, perle come “Contessa”, “Polvere”, “Peter Pan”, “Anna e il freddo che ha”. Ma anche sugli inizi non se la cava male. Prendete per esempio “Rien ne va plus”, seconda traccia del cd. A un certo punto Ruggeri canta: “Non credo a ciò che in Francia chiamano coup de foudre/ L’amore occupa i capillari molto lento”. E proprio quest’ultima - che la condividiate oppure no - è una frase scritta da un genio.
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